Discorso alla Convenzione PD a Napoli del 6.10.09
1 Comment Published by admin ottobre 9th, 2009 in Primo Piano, ProgrammaHo a cuore il futuro della Campania.
E chi ha a cuore questa regione, sulle cui risorse nessuno ha dubbi, sa che il nemico numero uno è la camorra. La Campania non può avere futuro se non si libera della camorra.
Liberare la Campania dalla camorra è la condizione prima per il suo sviluppo economico e civile, per cominciare davvero a ridurre il divario con il Nord.
E’ per questa ragione che rivolgo il mio riconoscimento a chi ha rischiato e rischia ogni giorno, Roberto Saviano. Il mio omaggio a Saviano non è retorico. L’esperienza, e anche l’insegnamento di Saviano, mi fanno pensare a due parole, che sono le parole cardine della rivoluzione liberale che dobbiamo fare al Sud: responsabilità ed etica.
E’ di queste ore la notizie delle gravi minacce a Sandro Ruotolo, al quale va tutta la mia solidarietà.
Le marce anticamorra servono. Sono necessarie e utili. E tanti di noi, presenti in questa sala, ne hanno fatte molte. Ma occorre il passo successivo, e, credo, decisivo: la responsabilità individuale. Fare politica trasparente in molte, tante delle nostre realtà è rischioso. E’ passione civile. Ma quanti sono gli amministratori pubblici che sono disposti a rischiare come Saviano? Che non mollano ai primi segnali di interferenza o di pressione? Quanti sono quelli che mantengono la barra dritta quando si tratta di assunzioni, di gare d’appalto, di licenze, sovvenzioni e contributi. Che rinunciano, sì, RINUNCIANO a farsi un po’ di clientele purché si affermino criteri di trasparenza, di merito, di serietà nelle scelte dell’ente che amministrano?
Qual è la scelta di coraggio che la politica deve compiere? Il passo decisivo è l’assunzione, collettiva e individuale, della responsabilità. La responsabilità significa avere il coraggio di non cedere alla paura o all’indifferenza.
Liberare il Sud dall’illegalità e dalla sua arretratezza, liberare le potenzialità della società e dell’economia meridionali: è questa la sfida liberale che una politica riformatrice deve realizzare.
Ancora una volta, vengono in soccorso le parole del Presidente della Repubblica: se la questione meridionale è stata cancellata dall’agenda delle priorità nazionali, c’è anche una forte responsabilità dei governi del Mezzogiorno. Non possiamo autoassolverci.
Il Mezzogiorno, all’inizio degli Anni Novanta, appariva come il luogo della rinascita. L’elezione diretta dei Sindaci si presentava come l’occasione politica irripetibile per un altro futuro delle nostre terre. E così è stato per diversi anni.
Oggi, invece, dobbiamo constatare l’inadeguatezza delle classi dirigenti meridionali e l’esito negativo delle politiche europee e nazionali verso il Mezzogiorno.
La questione è perché cresciamo meno delle altre regioni europee destinatarie degli stessi fondi per le aree sottoutilizzate ? (Meno di Spagna Irlanda, Grecia, Portogallo). Perché questi finanziamenti non si sono trasformati in aumento di ricchezza, di occupazione, di qualità urbana dei grandi e piccoli centri della Campania?
La risposta non può essere piccata o burocratica. Dobbiamo capire dove sono stati commessi errori e se e come potevano essere evitati. Non per farci del male da soli, ma per capire cosa e come cambiare.
Antonio Bassolino, l’altro ieri, ha fatto un discorso di verità. Ha preso atto degli scarsi risultati strutturali ottenuti dall’utilizzo degli ingenti finanziamenti arrivati nel Mezzogiorno. In positivo, ha proposto di concentrare tutte le risorse in 10 “grandi progetti”, da realizzarsi in 10 anni. Siamo finalmente sulla strada giusta.
E’ la ragione per la quale propongo di pensare ad un altro e diverso centrosinistra, che si presenti alle prossime regionali col volto nuovo di un altro progetto per il futuro della Campania.
Dobbiamo offrire, come Partito Democratico, un progetto politico credibile, cambiare rapidamente. Ritornare ad essere lo schieramento innovatore che parla di speranza e di futuro. Che liberi energie, che dia un nuovo protagonismo sociale alle donne e agli uomini dei nostri territori.
Oggi, la Regione Campania è una terra bloccata. E’ la regione più commissariata d’Italia: c’è il commissario per i debiti della sanità, c’è quello ai rifiuti e quello per il sottosuolo, ci sono addirittura i partiti politici (il PD provinciale è uno di questi) e gli ordini professionali che sono commissariati.
Esiste un vero problema della rappresentanza, non solo politica, nella società meridionale.
Il 25 ottobre nel Partito Democratico tornano ad essere protagonisti i cittadini, perché è l’unico partito nuovo che dà ai cittadini la possibilità di decidere chi li deve rappresentare. Le primarie non sono “un gioco” democratico, sono il modo per cambiare la politica.
Questo è un partito veramente aperto. Che ha rispetto per i cittadini e che raccoglie in positivo le loro critiche. Non a caso le iniziative di cui vado maggiormente fiero sono due.
In Consiglio comunale ho proposto l’Anagrafe pubblica degli eletti, per rendere pubblico e trasparente quello che gli amministratori fanno: come lavorano, quanto guadagnano, i loro incarichi.
La seconda iniziativa è la riforma del regolamento interno e dello Statuto del Comune. Pensate che oggi possono essere riconosciuti, secondo lo Statuto del Comune, ben 16 gruppi consiliari. Ciascuno con i benefit assicurati al gruppo politico. Cioè con un pesante aggravio di spesa sul bilancio della comunità.
E’ inutile dirvi che incontro difficoltà a fare approvare queste proposte.
Rinnovare la politica, renderla trasparente, rendere possibile al cittadino la scelta fra due alternative: ecco la sostanza della proposta politica di Dario Franceschini. Perciò mi riconosco in essa, la voto e propongo che sia votata.
In Campania, bisogna recuperare il rapporto di fiducia tra il governo di centrosinistra e i cittadini. A Napoli e Provincia, alle ultime elezioni, sommando astensionismo, schede bianche e schede nulle, scopriamo che il 53% degli elettori ha di fatto rinunciato al proprio diritto di voto.
Il rincaro vertiginoso della tassa sulla spazzatura per i napoletani (per coprire il costo del servizio) era inevitabile, ma suona come una vera beffa per i cittadini. Per questo, sono d’accordo con Mariano D’Antonio: la politica campana è a un bivio, o le clientele o l’efficienza.
Nessuno storico, permettetemi una metafora, valuterebbe l’intero periodo napoleonico solo per la sconfitta di Waterloo. E’ altrettanto certo che nessuno storico negherebbe che Waterloo ci sia stata.
In Campania, la crisi dei rifiuti è stata la nostra Waterloo.
Quindi, è in discussione come aprire una nuova fase, dopo 15 anni e più di governo di centrosinistra.
Ed è’ proprio sulla valutazione della strada da intraprendere per dare risposte e recuperare la credibilità perduta, oltre che sull’idea diversa di partito, che ci dividiamo in questo dibattito congressuale tra i sostenitori della mozione Franceschini e i sostenitori della mozione Bersani.
Ho a cuore la Campania, e per questo penso che i cittadini e le cittadine campane non si meritino di essere governati dal centrodestra campano.
In Campania, il centrodestra non ha svolto un ruolo di opposizione efficace, quasi sempre è stato subalterno e consociativo. Pieno di tensioni interne irrisolte. E ancora oggi si presenta litigioso, diviso e senza credibilità. I suoi esponenti più noti sono sulla scena da sempre.
Al centrodestra non resta che la propaganda sul Sud, propaganda intrisa di vecchie idee e di proposte inconsistenti, dalla Banca del Sud all’Agenzia per il Sud, fino alle gabbie salariali.
Se non è il centrosinistra a innovare e a succedere a se stesso, molto difficilmente si riaprirà una speranza di futuro per il Mezzogiorno.
Un PD forte, coeso e soprattutto credibile è garanzia della buona riuscita di questo processo. Certo che ci vorranno alleati. Ma non prima dei programmi. Sulle cose da fare occorre un’intesa chiara e preventiva.
Tutti riconoscono che la litigiosità dei numerosi soggetti politici ha portato al blocco nelle realizzazioni. Il bene della Campania è stato sacrificato per la pura sopravvivenza di un’alleanza politica.
Il leader, la squadra, le alleanze, i programmi debbono sceglierli i cittadini. Le primarie di coalizione saranno il primo appuntamento dopo il 25 ottobre.
Ed è un appuntamento ineludibile.
Questo è il partito che Franceschini vuole, un partito aperto, organizzato sul territorio, che accolga chi voglia partecipare senza dovere esibire per forza una tessera, in cui non si debba essere raccomandati da nessuno.
Il PD che dobbiamo costruire, né liquido, né pesante, ma semplicemente organizzato e una struttura territoriale radicata, sì, ma che non costituisca mai una gabbia per qualsiasi forma di partecipazione, che deve rimanere libera e spontanea.
Il PD deve essere un partito organizzato che offre luoghi di confronto e di decisione ai propri iscritti e ai propri elettori, che non privatizza la vita democratica e che non esternalizza il pluralismo e l’elaborazione e la decisione politica nelle Fondazioni.
Sono le primarie lo strumento e il metodo principale di questa partecipazione, l’occasione di un confronto politico vero, aperto e trasparente, lo strumento, soprattutto, per selezionare la classe dirigente nuova, fuori da ogni logica di cooptazione.
Non possiamo esser soddisfatti del numero degli iscritti che hanno votato alla convenzione. Troppo alto è il divario tra le tessere e i votanti.
Perciò, insieme, dalle distinte posizioni, lavoriamo perché il 25 ottobre sia un successo di partecipazione per tutti.
Tutti noi abbiamo dato in questi anni un contributo alla costruzione del partito. Tutti sono da ringraziare.
Però, mi consentirete di farlo in modo particolare nei confronti di due persone. Una si è resa disponibile, nel momento più difficile, candidandosi a presidente della Provincia di Napoli quand’era evidente che si trattava di una missione impossibile, Gino Nicolais. L’altra è colui che, in questi due anni, ha retto con autonomia, rigore, responsabilità il partito. Purtroppo gli si è addossata in modo ingeneroso e non vero la responsabilità della sconfitta del centrosinistra nelle 3 province campane dove si è votato. E’ Tino Iannuzzi.
Bisogna smetterla con queste logiche “macina persone” se davvero vogliamo aprire un ciclo politico nuovo.
Il PD che immagino è un partito vero, con le sue regole e le sue procedure di decisione. Un partito veramente democratico.
Non mi nascondo la difficoltà di costruirlo in Campania. Qui, per 15 anni, si è teorizzato e praticato il partito personale, anzi i partiti personali.
Ho a cuore la Campania e anche il PD, e per questo dico che senza autonomia, senza dialettica, senza cultura e iniziativa politica propria, senza partecipazione, gli spazi di democrazia si restringono e si restringe anche la prospettiva di un altro futuro.
In questi giorni ci diremo cose dure, forse anche molto dure. E’ giusto così. L’asprezza e la chiarezza del dibattito fanno bene al partito e al Paese. E, però, nessuno potrà mai costringermi ad attaccare personalmente Enzo Amendola. E non solo perché è mio amico, ma perché sono convinto che chiunque sarà eletto sarà il segretario di tutti.

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