“La Campania perde migliaia di posti di lavoro ogni settimana e il governo, invece di parlare di ammortizzatori sociali e di politiche di sviluppo, insegue ipotesi surreali come quella della banca del Sud”. Così il candidato alla segreteria regionale del Pd, Leonardo Impegno, che ha accompagnato l’europarlamentare Sergio Cofferati in un giro in Campania per appoggiare la mozione Franceschini (prima un dibattito sulla sanità all’ospedale Cardarelli, poi visita agli stabilimenti della Whirlpool di via Argine e della “Grimaldi carpenteria” di Pozzuoli).

“Il governo – secondo Cofferati – sull’economia e l’occupazione, che sono le vere priorità del Paese, e soprattutto del Mezzogiorno, si affida all’improvvisazione”. Un centrodestra che, secondo l’ex leader della Cgil, può essere sconfitto politicamente solo da “un partito di massa moderno che sia veramente nuovo e riformista, così come lo disegna Franceschini.
Mi preoccupo, invece, quando vedo proporre forme di partito già note”. Anche perché il mondo è cambiato: “Quando sono entrato nel Pci – spiega, – negli anni ’70, il partito aveva più di un milione e mezzo di iscritti, oggi il Pd ne ha solo 400mila” per questo, invece “di incolpare i nostri elettori accusandoli di non partecipare, dobbiamo dotarci di strumenti nuovi di partecipazione, a cominciare dalle primarie che vanno utilizzate sempre e comunque per scegliere i dirigenti e i candidati”. Il rinnovamento di cui c’è bisogno in tutto il Paese, conclude, “è ancor più necessario in Campania. Rinnovare, però, non significa affidare le responsabilità a un giovane, seppur incompetente. Per questo, in Campania, la mozione Franceschini punta su Leonardo Impegno, che alla giovinezza affianca una solida esperienza politica e istituzionale”.
E Impegno, per la Campania, ribadisce il no “a un’unità di facciata” che mortifica il dibattito interno. “Quando dalle primarie uscirà il vincitore – afferma – saremo tutti uniti nel sostenerlo, ma ora è necessario un confronto vero e chiaro sul merito delle questioni in campo: a cominciare dalla sanità, che è una delle principali note dolenti, perché è evidente a tutti che i campani pagano più tasse di altri cittadini italiani e godono di una sanità peggiore. Ci vogliono manager autonomi dalla politica, valutati sui risultati ottenuti sia sul piano economico che su quello della qualità delle prestazioni erogate. Così come è necessario razionalizzare il sistema. Dove ci sono molti ospedali vicini, è assurdo che ognuno faccia tutto e il contrario di tutto: le funzioni devono essere integrate”. Infine, è indispensabile riportare la sanità sul territorio. “Uno dei costi maggiori – conclude Impegno – viene dall’enorme quantità di ricoveri impropri nei grandi ospedali per attività terapeutiche che potrebbero essere svolte, a costi più bassi, o in assistenza domiciliare o attraverso presidi leggeri polifunzionali decentrati, capaci di offrire anche interventi in day hospital”.

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